L’Aquila La Questura da ricostruire un pastrocchio tutto italiano

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La Questura da ricostruire un pastrocchio tutto italiano

Le opere post-sisma. Ieri la Procura ha notificato avvisi di garanzia a dirigenti pubblici in seguito alle indagini su una vicenda di appalti affidati senza gara. Che lievitano del 450%. E poi finiscono nelle mani di aziende legate alla politica

di GIUSEPPE CAPORALE

 

L’AQUILA – C’è un pastrocchio tutto italiano nella storia della ricostruzione della Questura dell’Aquila. Un pastrocchio scritto nelle carte della Procura della Repubblica che ieri ha notificato gli avvisi di garanzia a dirigenti pubblici – tra cui l’ex provveditore alle Opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna, Giovanni Guglielmi. Una storia di appalti affidati senza gara – che lievitano del 450% – e poi finiscono nelle mani di aziende legate alla politica.

I lavori per il palazzo della Polizia gravemente lesionato dal terremoto, almeno all’inizio, dovevano costare 3 milioni di euro. Come da preventivo della società Inteco spa – la stessa che aveva ricevuto, con procedura d’urgenza, anche l’affidamento del puntellamento della struttura appena dopo il sisma. Senza gara, ma con affidamento diretto da parte dello Stato, vista “l’urgenza” della ricostruzione post-sisma. Poi però la Inteco ha presentato via via un conto diverso. I numeri sono lievitati clamorosamente, fino ad arrivare a un preventivo di spesa di 18 milioni di euro.

A bloccare la super lievitazione del prezzo è intervenuta la Corte dei Conti – sezione Controllo lavori pubblici – che ha segnalato l’anomalia della procedura, invitato il provveditorato a revocare l’affidamento diretto e a procedere con gara d’appalto. La Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti ha rilevato che l’incremento dei costi denota una modifica sostanziale dell’oggetto contrattuale, con una procedura in deroga “omissiva di qualsiasi competizione concorrenziale”. Mettendo in evidenza che i nuovi lavori senza pubblicazione del bando e gara non sono “connotati da elementi emergenziali”, visto che si tratta della ricostruzione in toto di un’opera pubblica, il nuovo contratto appariva come “un’originale modalità di individuazione del contraente”. Non solo, i giudici contabili hanno poi inviato le carte anche alla Procura della Repubblica. Il pm Stefano Gallo ha aperto un’indagine coadiuvato dagli uomini della Guardia di Finanza dell’Aquila. E ieri – a conclusione delle indagini – sono arrivati gli avvisi di garanzia. Nove in tutto. L’accusa, per tutti, è di abuso d’ufficio.

Gli indagati sono Giuliano Genitti, Lorenzo De Feo, ingegneri, Carlo Clementi, dirigente pubblico, attualmente in servizio nel capoluogo; Giovanni Guglielmi, ex provveditore; con loro, quattro esponenti interni ed esterni del comitato tecnico amministrativo, tutti provenienti da Roma; infine, il rappresentante legale della ditta Inteco Spa, che aveva ricevuto inizialmente l’affidamento diretto dei lavori, poi ritirato. E la questura? La gara pubblica che si è – regolarmente – svolta alcuni mesi fa è stata vinta dalla società Nicando srl (amministrata da Giuseppina Patriciello, sorella dell’europarlamentare del Pdl Aldo Patriciello). Gara vinta con un ribasso del 47%. Base d’asta quasi dieci milioni, offerta della Nicando di 4 milioni e 600 mila euro circa. Quindi da 3 milioni – poi arrivati a 18 – ora ricostruire la Questura dell’Aquila costerà quasi 5 milioni.

Se tutto procederà per il verso giusto i lavori saranno terminati entro un anno. Ma la famiglia Patriciello – ora affidataria dei lavori – con le costruzioni ha già un procedimento penale in corso per “cemento scadente”. Il 24 febbraio del 2011 Aldo Patriciello, Europarlamentare del Pdl, è stato rinviato a giudizio dal gup di Isernia con l’accusa di falso ideologico, truffa e frode in pubbliche forniture. Secondo gli inquirenti molisani, Patriciello assieme al fratello Gaetano nel 2004 avrebbe fornito all’impresa Aldani di Bologna (titolare dell’appalto per la costruzione del primo lotto dell’autostrada San Vittore-Termoli) calcestruzzo scadente da utilizzare per la costruzione dei pilastri di un viadotto. L’inchiesta venne ribattezzata “Piedi d’Argilla”.

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